Il segreto di ArtemideCapitolo quinto: Due amici al porto© 2001 by Graziana
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Back to Stayka's Saint Seiya Index | FanFics | Site Index Il sole stava ormai calando, irradiando i suoi raggi ovunque, cospargendo i margini degli oggetti, delle persone, di tutti gli esseri animati neri, con inchiostro rosso, intinto in un mare di sangue. Due ombre si muovevano lentamente, camminando davanti ai capannoni del porto di Tokyo. Da lontano erano semplicemente due sagome indefinite, ma avvicinandosi si trasformavano, arricchendosi di linee e particolari: due ragazzi, di corporatura ed età simili, avanzavano senza meta, discorrendo amichevolmente, anche se i lineamenti dei loro volti trasmettevano un senso di austera serietà.
Chiese Shiryu, fissando un punto imprecisato dell'orizzonte, ove il fuoco e l'acqua si univano in un bacio magico e perfetto.
Rispose Seya, semplificando in una teoria lineare tutte le inconsuetudini della giornata.
Sentenziò, accorgendosi di aver lasciato trasparire la propria ansia riguardo quella faccenda. Seya lo fissava con occhi sgranati:
Dragone annuì mestamente col capo:
Mentre s'infervorava a causa della propria impotenza di fronte all'ostilità sei due compagni, strinse i pugni e si fermò in mezzo alla strada deserta e battuta da un vento caldo ed estivo Il volto di Seya s'illuminò: era evidente che un'idea geniale gli fosse balenata in mente.
Shiryu lo squadrò senza capire: - Di quale "figliola" stai parlando?
Anche l'altro parve comprendere il fine del compagno
Subito dopo, però , si arrabbiò nuovamente:
Il piccolo eroe scosse la testa, provocando il movimento di riflesso dei suoi capelli castani, resi rossicci dal sangue del sole morente.
Le ombre degli edifici squadrati si distendevano sempre più, oscurando le ultime luci che s'infiltravano negli angoli più alti e scoperti. La brezza iniziava a soffiare, portando con sé, insieme al profumo del mare, una delicata frescura. Pareva quasi sacrilego infrangere con quei tristi discorsi la pace perfetta che accomunava l'immensità della natura con il ben misero operato dell'uomo, unendoli insieme in un abbraccio di rosso e nero.
Quelle parole rassicuranti misero fine alla conversazione, tutt'altro che piacevole, tra i due amici: discorrendo erano giunti al crocicchio di vie che segnava il limite del porto; ognuno proseguì per la sua strada, accomiatandosi dall'altro con uno sguardo ed un lieve cenno del capo. Si tornava a casa per meditare su quanto era accaduto in quella giornata apparentemente come le altre e, nel cuore di entrambi, era nata la speranza di giungere ad un punto di partenza tangibile, favoriti dalla presenza ispiratrice della notte. Le prime stelle già rilucevano nel cristallino turchese della volta celeste: il primo capo del gomitolo doveva essere trovato per far luce su quell'ambigua concorrenza di fatti; proprio come la luna nascente illuminava, senza pudore o ritegno, l'orizzonte degli dei e le vie dei mortali ormai scuritisi.
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