Il segreto di ArtemideCapitolo ottavo: Il Grande Mur© 2001 by Graziana
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Back to Stayka's Saint Seiya Index | FanFics | Site Index Presso la casa d'ariete, la giovane si sentì rincuorata: non aveva incontrato nessuno di guardia lungo la prima parte del suo tragitto. Adesso non le rimaneva che compiere un percorso già ben noto. Varcando la soglia si ritrovò del tutto rilassata e si piegò in avanti, sospirando un po' per la gioia, un po' per il parziale sollievo ed un po' per l'emozione generata in lei da quella condizione di clandestinità. Era ancora in quella posizione spontanea e quasi infantile quando una voce calma e maschile, portatrice d'una pace immensa, sussurrò quasi da un lato del corridoio:
Shun per poco non venne a mancare: lentamente si ricompose voltandosi verso chi le aveva parlato. Era un cavaliere d'oro, giovane e tutto bardato, era il Grande Sacerdote. Tentò di racimolare tutta la dignità che le restava al di sotto del mantello nero e del cappuccio. La sua figura sottile adesso, pur essendo celata allo sguardo, emanava una sensazione d'autoritaria austerità.
Declamò con la sua intonazione bassa e profonda, lasciando ricadere i lembi del mantello ed il cappuccio sulle spalle per rivelare integralmente la propria fisionomia. Il giovane uomo, forse il più potente del mondo, di certo il primo di Grecia, parve fortemente turbato da quella ragazza mascherata.
Esordì l'altra, cogliendo il movimento che proveniva dal corpo dell'interlocutore, i cui lineamenti delicati erano sminuiti da un pallore quasi irreale. Astarte agguantò la maschera con una mano e la sfilò via lentamente con fare solenne. Lo stupore si trasformò in incredulità, l'incredulità in attonimento.
Mur riprese un poco il controllo di sé e fissò l'amico, o meglio, l'amica, interrogativamente. Costei continuò:
L'altro precipitò nel caos mentale più profondo: era così confuso... Si sedette all'orientale e prese l testa fra le mani. Il gioco ere ormai condotto da Shun.
L'Ariete levò uno sguardo su quella giovane dai nervi incredibilmente saldi, capace di fingersi un uomo pur essendo così bella... Una luce nuova si accese nello sguardo del cavaliere.
Fu l'unico interrogativo che rimbalzò sulle pareti della prima fra le dodici case dello Zodiaco. Scivolò sulle pietre, quel "perché", arrivò sino alle stelle per poi rimbombare nelle profondità della terra, per esplodere nell'immensità del cosmo.
Il suo tono era ancora interrogativo, ma quella domanda era finalizzata soprattutto a convincersi del nuovo assetto delle cose, di una disposizione del tutto inaspettata. La maschera di Astarte cadde al suolo, producendo un rumore quasi cristallino nel suo abbraccio con la roccia, intagliata e lavorata da mani di sicuro esperte.
Mur annuì, tutto preso dal volto di lei, visto ora sotto una luce diversa. La giovane gli si sedette di fronte nella sua stessa posizione, rievocando nella mente gli eventi ed iniziando a narrare ciò che era accaduto due sere prima. Guardava il cielo stellato sotto casa di Hyoga (era stata tentata, vedendo la luce accesa, di chiamarlo), quando un dolore acutissimo all'altezza della spalla destra la costrinse a rivolgere la propria attenzione verso un avversario comparso dal nulla, un gigante dall'aurea armatura.
Shun arretrò di un paio di passi: non aveva alcuna intenzione di affrontare quel bestione e avrebbe fatto il possibile per evitare lo scontro. Quegli, però, le si gettò addosso con violenza, gridando:
A quel punto, sentendo le mani rudi del colosso stritolarle il collo, avvertendo il fiato che le si spezzava in gola, i bulbi oculari che premevano contro le palpebre ed il dolore intorpidirle le membra, bruciò il proprio cosmo sino ai limiti estremi e lo atterrò con un colpo assestato nei pressi della giugulare. L'aggressore non si mosse più: con ogni probabilità lo aveva fatto secco. Tutt'a un tratto, si rese conto che le gambe non riuscivano a sostenere il peso del suo corpo. Stava cadendo a terra (ormai del tutto sfinita dall'emorragia e dallo sforzo fisico, breve ma intenso), quando un paio di mani forti l'afferrarono in un abbraccio delicato. Tentò di divincolarsi dalle presa del suo amico, ma Hyoga la potrò di sopra e le medicò la ferita.
Il cavaliere la guardò sorridendo, con un pizzico di malizia: era così giovane, così innocente...
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