Il segreto di Artemide
Capitolo tredicesimo: Discorsi
© 2001 by Graziana
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- Ora capisco perché non sopportavi la presenza di Ades in
te: incompatibilità fisica, oltre che morale, e la presenza di
un'altra dea guidavano il tuo animo...
Esordì Saori, immergendosi nella grande vasca da bagno
fumante, dove Shun si stava già rilassando
- Già- annuì costei - Artemide dominava in me,
evidentemente. Oltretutto, Ades non avrebbe potuto abitarmi: sono una
donna!
Saori guardava la sua giovane amica con occhi nuovi: aveva mille
domande da porre a quella persona così inconsueta, che se ne
stava placidamente a mollo nell'acqua più che tiepida del bagno
preparato appositamente per loro.
- Ormai la verità sul mio... emm... vero essere si
sarà diffusa in tutto il Grande Tempio!
Esclamò portando le mani dietro la nuca e posando la schiena
contro il marmo tiepido del bordo della vasca. Assumeva posizioni
tipicamente maschili.
Chiese, sull'onda dei propri pensieri, Atena, quasi incantata da
quella giovane tanto forte eppure così fragile... Nonostante i
numerosi anni di sacrifici, privazioni ed attività fisica, aveva
un corpo liscio e delicato, come se i muscoli avessero voluto mantenere
intatta quell'innata bellezza; il suo cuore restava quello di una
bambina, innocente, ma inerme nei confronti della vita.
Non aveva afferrato il senso della domanda postale dall'amica, da
colei che aveva protetto a rischio della pelle.... Adesso era lei,
Artemide, Shun, ad aver bisogno di protezione: il nemico era terribile
e, probabilmente, tentare di difendersi sarebbe solo servito a spedire
in paradiso i suoi amici prima del tempo, a mandarci il suo Hyoga prima
del tempo.
- Come hai fatto a fingere... a fingere... senza mostrare
cedimenti... senza poter parlare con nessuno? Ingannandoci tutti? Ad
essere cavaliere e donna.
Domandò Saori: pareva una poppante che per la prima volta
s'accorgesse dell'esistenza della luna e che la contemplasse, come
rapita dal quel magico pallore. Dopo aver rivelato il suo piccolo
espediente "tecnico", Shun continuò:
- Psicologicamente è stato un problema solo nell'ultimo
periodo: sono un'ottima attrice ed interpreto benino il ruolo di me
stessa al maschile, ma ero satura ( di qui la mia decisione:
improvvisarmi Astarte, calarmi nei panni che non avrei mai potuto
indossare)
Sul suo volto persisteva il bel sorriso rilassato, conseguente alla
confessione di quella mattina: il fratello sembrava essersene fatto una
ragione, pur continuando a chiamarla utilizzando il maschile. Ella,
inoltre, si sentiva bene, parlando finalmente di "cose da
donne" con un'altra ragazza. Poteva ritenersi quasi normale. Era
quasi normale. Solo quasi, però. In fondo, non le dispiaceva la
vita condotta sino ad allora: era parte attiva di un grande disegno, il
suo nome era scritto fra quelli dei grandi combattenti, lassù nel
firmamento, non le era mancato nulla, tranne...
- Tu sei innamorata- Le disse ad un tratto la compagna - Te lo si
legge in faccia ed è inutile negare, perché posso vedere
nel tuo cuore, cavaliere!
Fu un colpo basso , da pare di my lady, non c'era alcun dubbio,
data l'aria maliziosa che aveva assunto. Era, però, del tutto
inefficace obiettare...
- Sì. Da tanto tempo, ormai, anche se l'ho capito solo da
poco...
Non aveva più voglia di sorridere, Shun; era un argomento
triste, l'amore, considerando che, probabilmente, non avrebbe avuto il
tempo di conoscerne le gioie.
Il "giusto" era retorico e la conversazione andava
assumendo il tono di un interrogatorio; poco male: le sarebbe servito a
far luce sui propri sentimenti, sulle loro origini. Un po' di chiarore
nelle tenebre impedisce di brancolare alla cieca, e questo è un
bene.
- Da... da quando siamo venuti qui la prima volta- cominciò
a raccontare - Eravamo in Gemini, quando il cavaliere di quel segno
ribatté il suo attacco, colpendolo in pieno. Quando riuscii a
smuovere le mie membra ammaccate da terra, lo vidi disteso in una pozza
di sangue. Dovevo proteggerlo: era alla mercé del nemico.
Provai a salvarlo, provai in tutti i modi, ma la Dimensione Oscura
l'inghiottì e, per poco, non capitò altrettanto a me.
Uscii dalla terza casa col passo di chi va al patibolo e con lo stato
d'animo medesimo: era perduto per colpa mia, poiché non avevo
saputo portargli soccorso nel momento del bisogno, a causa della mia
inettitudine!
Rammentando quegli attimi terribili, le erano quasi salite le
lacrime agli occhi. Atena la guardava, adesso, praticamente sconvolta:
non avrebbe mai potuto immaginare...
- Fin dopo lo scontro con Virgo, sono rimasta in uno stato so shoc:
non potevo capacitarmi di averlo perso senza mai aver ammesso di amarlo,
né a me stessa né ad alcuno, non potevo capacitarmi di non
sentire più il suo cosmo, non potevo proprio... Poi, entrando in
Libra, l'ho visto: fermo ed immobile in quella parete di ghiaccio
riposava in un sonno senza sogni né risveglio. Ho creduto di
morire anch'io... ho capito quant' egli fosse fondamentale per me. Non
ricordo se piansi o meno: tutto ciò che mi rimane di quei momenti
è un senso di disperazione indicibile. Dovevo fare qualcosa: non
potevo lasciarlo lì in eterno! Quando Shiryu liberò il
suo corpo dalla prigione che ne conservava le spoglie mortali (gliene
sarò grata all'infinito), ho deciso di rischiare il tutto per
tutto.... Sono rimasta sola con lui, riflettendo sull'orribile fine che
ci avrebbe accomunati, in un ultimo gelido abbraccio, in caso di
fallimento.... No: non sarebbe stata una fine orribile, perché
lo avrei raggiunto o lo avrei salvato... che importanza avrebbe avuto
morire con la certezza d'avergli ridato la vita?
"Che importanza avrebbe avuto morire..." ripeteva a
sé stessa Saori "con la certezza d'avergli ridato la vita?
Lo amava già da allora... già da allora lo amava come
adesso. Le loro anime furono plasmate insieme dal Caos che un tempo
regnava sovrano sull'universo, sono gemelle. Se avessero potuto
scoprire prima i loro veri sentimenti, sarebbero stati felici,
immensamente felici, ma ora come ora il destino crudele, il Fato cui
anche gli dei dell'olimpo s'inchinano impotenti, ; serba loro solo
sofferenze."
Provava dolore per quei due ragazzi e paura per la propria sorte.
Pregava chiunque ci fosse più in alto di lei per far sì
che tutti ne uscissero indenni ancora una volta, ma sarebbe stato
possibile? Chi si sarebbe salvato fronteggiando il dio della guerra con
il suo vero corpo? Era un'impresa disperata,
- So quello che ti passa per la testa, amica mia.
Shun l'apostrofò, trovandola immersa nei suoi pensieri.
Continuò:
- Non temere, ce la caveremo; il sole, per noi, sorgerà anche
domani ed il giorno dopo ancora, hai la mia parola... possiamo stare
tranquille
Atena era stupita da tutta la compostezza che quella giovane,
confusasi con gli uomini per tanto tempo, emanava come un'aura luminosa
che s'andava a posare su ogni cosa nei pressi della sua persona.
- Continua il tuo racconto, ti prego Cosa è accaduto dopo che
Hyoga fu liberato dal feretro di cristallo?- spronò l'altra,
bruciando di curiosità.
- Seya e Shiryu se ne andarono e rimanemmo io e lui nella casa vuota
e disadorna della bilancia. Ho preso il coraggio a quattro mani e gli
ho dato il mio cosmo... in un bacio!
- Un bacio?!- le fece eco Saori: non pensava che.... Non sapeva
cosa pensare!
- Sì. E mentre le mie labbra erano sulle sue e le energie mi
abbandonavano, mentre il suo cormo ritrovava il calore ed il movimento
perduti, mi sono ripromessa di dimenticarlo: non potevo amarlo e non
potrei farlo tuttora. Ho avuto solo il tempo di confessargli, in un
balbettio incomprensibile, l'inammissibile, miscelato a qualche parola
di ringraziamento al Cielo, prima di perdere i sensi fra le sue braccai.
Non ero, però, del tutto priva della mia coscienza: sentivo le
sue mani stringermi e la sua voce parlarmi, ma non capivo quello che mi
diceva, forse parlava in russo, o forse no.... Ero come una bambina
inerme, tutta contro il suo petto e, mi vergogno ad ammetterlo, ero
felice come non mai!- Confessò arrossendo
- Perché te ne vergogni? Non è forse nella norma
amare e vivere nella speranza di essere corrisposti? Non è forse
proprio della nostra persona tangibile, fisica, il desiderio, che
c'impedisce di ragionare con obiettività?
Atena stava ora parlando ad una fanciulla inesperta, bisognosa di
consigli e di conforto, fragile dietro un'apparente
inalienabilità, così diversa da pochi istanti prima.
Mente le due donne se ne stavano a mollo, un altro bagno era
affollato: i ragazzi si preparavano per il ballo di quella sera, con
tutta probabilità l'ultimo della loro esistenza. Un'atmosfera
tesa regnava sul Grande Tempio: non si era avuto alcun preavviso, ma
aleggiava la consapevolezza che la battaglia finale fosse ormai alle
porte. Meglio godersi, dunque, quel poco di vita che rimaneva loro.
- Eh, bello mio! Credo che deluderai la tua ragazza quando
dovrete....
- Ma cosa dici?
Hyoga arrossì per la vergogna: come si permetteva Seya di
canzonarlo a quel modo, pur non essendo messo meglio?
- Dico solo che "il nostro" Shun non sarà
entusiasta delle tue prestazioni!
Ribatté il cavaliere, schizzando un po' d'acqua sul viso
dell'amico, appena entrato nella vasca da bagno insieme agli altri.
Rispose questi, ricambiando l'ondata di liquido bollente sulla
faccia del compagno. Stava per scatenarsi una vera e propria zuffa, una
di quelle tanto comuni negli asili infantili, quando Ikki interruppe
bruscamente i due litiganti:
- Insomma! Sembrate dei bambini- i due si fermarono immediatamente,
guardando un po' inebetiti "il fratello maggiore" di tutti
loro, che continuò: - Seya, ti sembra il caso di prendere in giro
un russo? Sai che ci tengono ai gioielli di famiglia! E tu, Hyoga, non
ti consiglierei di toccare neppure con un dito Shun, altrimenti la mia
ira si abbatterà sul tuo capo e ti staccherà quella
testolina bionda dal colo.... Siamo intesi?
Il rimprovero era chiaro ed estremamente esplicito, ma i ragazzi
continuarono a fissare quell'asociale interrogativamente.
Un momento di silenzio cadde come un velo sottile ed impalpabile
sulla combriccola, poi un battito di mani lo lacerò.
- Bel discorso!- Disse Shiryu, che aveva applaudito - Ma non credi
di essere stato troppo duro con il nostro Romeo? In fondo è
innamorato pazzamente di "tuo fratello". Non è vero?
Il protetto dell'araba Fenice non poté tollerare oltre:
arraffò un asciugamano uscendo dalla vasca e scomparve oltre
l'uscio della sala coprendosi alla ben peggio.
- Che tipo!- esclamò Seya con gli occhi fissi sulla scia
lasciata da Ikki.
- Allora, Hyoga, ti avevo fatto una domanda.- Proseguì il
Dragone
- È vero- ammise il bel russo- sono innamorato di Shun, ma
quello che mi spaventa è la consapevolezza di esserlo sempre
stato...
- Cosa?- domandarono in coro, sgranando gli occhi per quella
rivelazione assurda
- Credo che, prima o poi, avrei perso la testa per quell'individuo
tanto puro e candido, anche se non fosse stata una donna. Me ne sono
reso conto in Libra, nella settima fra le case dello zodiaco
- È quella presieduta dall'anziano maestro di Shiryu, giusto?
- Già... dove Camus dell'acquario sospese la mai esistenza e
mi rinchiuse in una tomba di ghiaccio
- Aspetta un momento - Shiryu lo interruppe: aveva le idee confuse e
bisognava chiarirle per comprendere a pieno una confessione del genere.
- Vuoi dire che, se fosse stata un uomo, l'avresti amata lo stesso?
Saresti diventato un... effemminato?- Domandò, vergognandosi ne
pronunciare l'ultima parola della frase, simile ad una bestemmia.
- Ne sono stato sicuro sin da quando ho avvertito il calore rifluire
nelle mie membra e la sua vita scivolare via da quel fragile corpo per
venire a depositarsi in me. Mi risvegliai sentendo le sue labbra
tiepide scostarsi dalle mie. Aprii gli occhi e la vidi lì,
distesa al mio fianco, esausta per tutta l'energia donatami. Il terrore
di non vedere più il suo sorriso mi soffocava, ma m'ha dato il
coraggio di capire quello che provavo veramente... - Raccontò
con l'aria assorta di un naufrago nel mare dei ricordi.
- Era all'oscuro di tutto questo... sentimentalismo!- Esordì
Seya, mentre il Cigno continuava:
- L'ho stretta forte a me, sentendo il suo respiro leggero sul mio
collo. Non m'importava che fosse un ragazzo come me: io l'amavo, la
desideravo! Se non ci fossimo trovati in una situazione disperata e non
avessi rispettato il suo onore al pari del mio, avrei potuto non
rispondere più delle mie azioni.
La storiella era decisamente sdolcinata: roba da femminucce o
piccioncini felici.
- Se ci fosse stato Ikki ti avrebbe cambiato i connotati! -
tagliò corto Shiryu per mettere fine a quella pastorelleria -
Comunque, stasera devi parlarle: potrebbe essere l'ultima occasione che
hai! Non preoccuparti per il mastino: lo distrarremo noi, tu pensa ad
essere felice con la persona che ami. Io e Seya penseremo al resto,
dico bene amico?
- Ma certo! - Entrambi tentavano di mantenersi apparentemente
allegri, ma quella coppia suscitava nel loro cuore un sentimento di
tenerezza malinconica, come se fossero i protagonisti di un romanzo a
conclusione tragica: quanto tempo rimaneva loro da trascorrere l'uno con
l'altra?
- Cosa indossare questa sera?- domandò Hyoga, consapevole
delle particolari circostanze.
- Qualcosa che sia comodo da sfilare e che la faccia cadere ai tuoi
piedi. E poi, che te ne importa? I vestiti vi saranno solo
d'impaccio...- Uno sguardo gelido di Dragone gli fece smorzare la frase
in gola.
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