Il segreto di ArtemideCapitolo quattordicesimo: La festa© 2001 by Graziana
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Back to Stayka's Saint Seiya Index | FanFics | Site Index Tutti erano nel grande salone delle feste annesso alle camere del primo sacerdote di Grecia, tutti tranne le due dee, probabilmente trattenute nelle loro stanze dagli ultimi ritocchi da apportare all'abbigliamento a alla pettinatura. L'ambiente enorme era illuminato a festa e la volta riluceva di mille candele, che irradiavano il loro dorato chiarore rendendo ancor più preziosi i drappi di velluto utilizzati per adornare specchi e colonne. Ogni particolare trasmetteva agli astanti una sensazione di fasto e ricchezza, pur mantenendosi nel buon gusto. Hyoga era agitato come un bambino il giorno della prima comunione. Si sentiva un po' goffo nel completo che Shiryu e Seya avevano scelto per lui ed Ikki, ora , lo squadrava con aria truce. Non ci aveva messo molto tempo a divenire iperprotettivo nei confronti dell'ex fratello. Oh! Ecco qualcuno sull'uscio della porta d'ingresso, fiancheggiata da magnifiche colonne corinzie. Lady Saori avanzava con portamento eretto e signorile verso il gruppetto di amici. Lo sguardo di tutti era puntato su di lei ed i cavalieri d'oro, con Tisifone, Castalia ed il Grande Mur, andavano a renderle omaggio. Le due ragazze, Castalia e Tisifone, che portavano la maschera sul volto anche in occasioni simili, rimasero ammaliate da tanta bellezza.
Si giustificò arrossendo per la sua imbarazzante sbadataggine: : era così presa dalla sensazione di centralità conferitale dall'attenzione generale, che non aveva fatto caso alla compagna. Un pensiero la folgorò ad un tratto:
Domandò Ikki. Era molto preoccupato: che suo fratello... anzi, no... sua sorella... si fosse conciata in modo poco conveniente? Con quel biondino nei paraggi! Nessuno diede retta alla sua domanda.
Esordì il russo correndo verso la porta: voleva guardarla subito, sapendo che sarebbe stata magnifica.
Tentò di fermarlo "il mastino", ma era troppo tardi: Seya e Shiryu gli erano già piombati addosso, sfoggiando il più mieloso dei sorrisi. Per un amico questo ed altro! I corridoi adiacenti alla sala da ballo erano poco illuminati, ma la figura delicata di Andromeda spiccava, col suo etereo pallore, nelle tenebre fitte.
Mormorò Hyoga, riconoscendo l'amata nella donna, giovane ma pur sempre donna, poggiata di schiena ad una colonna, con lo sguardo fluttuante nel vuoto. Ella si girò verso la fonte di quel rumore, che l'aveva distolta dai suoi pensieri, e fu scossa da un fremito, come se un brivido le scivolasse lentamente lungo la spina dorsale.
Fu l'unica risposta che l'altro riuscì a dare. Il volto della fanciulla s'illuminò:
Il ragazzo lasciò scorrere un altro sguardo su quella figura scultorea: i capelli scuri raccolti in uno chignon dietro la nuca, con qualche ricciolo scomposto che ricadeva sulla fronte; il corpo, muscoloso ma aggraziato, avvolto in un abito lungo e chiaro, la cui gonna aveva le sfumature di quel verde che sta fra lo smeraldo e l'azzurro. E poi quella piccola perla che riluceva su una scollatura non troppo osé, ma da mozzare il fiato comunque ad un Romeo folle della sua Giulietta... era magnifica! Aveva la bocca spalancata per la meraviglia e non riuscì a spiccicare parola. Per rassicurarla fece un cenno col capo ed ella gli buttò le braccia al collo come avrebbe fatto una bambina.
Strinse forte a sé l'amico d'un tempo. Egli l'allontanò con delicatezza e le rivolse il più bello dei suoi affascinanti sorrisi:
Artemide era sbalordita ed entusiasta: la stava contemplando tenendola per le spalle. Furono istanti magici, istanti in cui le occhiate vorrebbero essere carezze, istanti che le parole non bastano a descrivere.
Hyoga aveva particolarmente ragione su quest'ultimo punto: quando entrarono, mano nella mano, lei e lui, per poco non venne un infarto a quel poveretto! Si appoggiò alla colonna più vicina sbottonando il primo bottone della camicia immacolata ed allentando il nodo della cravatta scura. Notandone l'improvviso malore, la coppia, che non passò certo inosservata, si recò direttamente da lui.
Ikki non poté fare a meno di notare la bellezza della sorella e gli occhi andarono a posarsi dove non si dovrebbe.
Lady Saori scoppiò a ridere, d'un riso sonoro e cristallino, osservando l'atteggiamento del più forte fra i suoi fedelissimi. Il viso del giovane, infatti, era paonazzo: Shun non poteva che essere una sorella, su questo non c'era dubbio, ma era una sorella niente male. Buon sangue non mente, è certo vero: il solitario per eccellenza, in quanto a fascino, non era secondo a nessuno! Il "padrone di casa" si avvicinò alla combriccola, fiancheggiato da un cavaliere d'oro, Virgo, che fischiò:
Ammise senza falsa umiltà, prodigandosi un ampio nei confronti di Shun, la quale ricambiò con un gran sorriso. Era un tipo simpatico, quel cavaliere, per quanto potesse esserlo il guardiano della porta degli inferi...
Spiegò il giovane senza staccarle gli occhi di dosso. La sacerdotessa guerriero, che a Seya aveva insegnato, parve identificare in quella creatura aggraziata...
Concluse alludendo a Hyoga che stringeva la mano di Shun sin dal loro ingresso. Lasciò, così, la coppia nel suo alone d'imbarazzo. Le danze si aprirono poco dopo... Era un valzer. Ikki agguantò la sorella per averla in dama durante tale danza e Hyoga dovette ballare con Saori. Ne fu un po' deluso.
Lo rimproverò la dea, riferendosi a Seya e Shiryu che, volteggiando insieme, seguivano l'altra coppia, trascinandosi dietro anche il piccolo Chichi, che rideva di gusto.
Così fu: quando l'orchestra, che suonava non si sa dove, s'arrestò, i due amici piombarono su Ikki. Il bambino li vide allontanarsi scortando il cavaliere come fossero due secondini: l'uno a destra e l'altro a sinistra. Shun rimase impalata... quale assurdità si stava verificando? Non ebbe il tempo di darsi una risposta, poiché la musica ripartì e si trovò a danzare con il piccolo Chichi, che non le arrivava neppure alla spalla. Il ragazzetto l'abbracciava goffamente, come avrebbe fatto con sua madre, e le sorrise tutto contento.
Si giustificò il bambino, mente volteggiava con la ragazza, sotto gli occhi estasiati di tutti gli astanti: pur non essendo una coppia ideale, quei due ballavano magnificamente.
Quando le note si smorzarono nell'aria, la giovane si congedò dal ballerino in erba e corse da Hyoga... Questi l'attendeva in un angolo della grande sala, con una spalla poggiata alla parete, vicino la portafinestra che dava sul giardino. L'orchestra nascosta, ora, stava eseguendo un motivo lento.
Rispose lei tendendogli la mano, che l'altro afferrò e, dopo un inchino appena accennato, cominciarono a scivolare leggeri sul marmo del pavimento. Poco dopo, senza un apparente ragione, Shun si ritrovò a piangere contro il petto di Hyoga, mentre ballavano, aggrappandosi a lui con quanta forza aveva in corpo. Il ragazzo la guardò senza capire. Come spiegarle il turbinio di emozioni che la sconvolgevano? Il desiderio? La paura di amarlo così smisuratamente? Il terrore folle di perderlo?
Tirò su col naso: non era riuscita a trattenere nel proprio animo tutti i timori che la soffocavano. Negli ultimi anni aveva fatto parecchi esercizi in proposito, ma adesso le era praticamente impossibile: non sopportava l'idea che quella, forse, sarebbe stata l'ultima occasione per ballare con la persona amata, per stare con lui, per sentire il tocco delle sua mani ampie sulla propria pelle. No! Non poteva essere così... non voleva che così fosse! Il Russo comprese cosa passava per la testa della sua amica:
Domandò, senza aspettarsi una risposta, ma l'altra annuì comunque.
Disse. Ma che sì? Lei non lo sapeva! Come poteva dirlo? Come poteva affermarlo con tanta certezza? Quella sensazione irremovibile le provocò un'improvvisa mancanza. Il cavaliere avvertì i muscoli della sua dama non sorreggere più quel peso leggero. Stava evidentemente male ed egli credette fosse colpa della ferita ancora aperta... Le cinse le spalle, come faceva quando erano bambini ed il ragazzino femmineo scoppiava in lacrime perché, a detta dei coetanei, indegno del fratello o troppo debole e perché spesso le prendeva, non accennando al minimo tentativo di difesa.
Le sussurrò appena, scortandola verso la porta come avrebbe fatto anche sei anni prima. Gli aveva sempre suscitato qualcosa di particolare nell'animo, Shun. Dalla prima volta che l'aveva visto, era diventato un bimbetto un po' speciale... Hyoga era stato punito appena mise piede alla Villa dei Kido, questo lo rammentava bene, al pari delle botte infertegli a causa del battibecco con la piccola Saori. Com'era insopportabile a sette anni! Il buoi e la solitudine di quella cantina umida incominciavano a dargli alla testa e le lacrime per la prima volta, dopo il giorno del naufragio, scorrevano sulle sue guance: aveva preso piede nel suo animo la consapevolezza della recente scomparsa della madre. Ad un tratto, proprio quando era sul punto di abbandonarsi a sé stesso, quattro marmocchietti, di età e stature differenti, scivolarono silenziosamente nella stanza oscura.
Domandò alla sua compagna sotto la volta beffarda de firmamento, troppo pieno di stelle era quell'immenso per una notte come quella, troppo incantevole per gli occhi di chi non avrebbe più rivisto il tramonto...
Sorrise, ripensando ai lividi ed ai tagli superficiali che ricoprivano il suo corpicino infantile. Erano nulla rispetto a quanto lo aveva fatto soffrire negli anni a venire!
Il biondino la stava prendendo in giro, come facevano per gioco trovandosi insieme. Allora, però, ben diverse erano le circostanze: ella era un ragazzo! La giovane assunse un'espressione indispettita e voltò la testa da un'altra parte.
L'apostrofò lei, ma la malizia delle sue parole erano in netta opposizione al sorriso gioioso con cui venivano pronunciate.
Le labbra dei due giovani si sfiorarono appena, con delicatezza, quasi col timore d'infrangere l'armonia di quella notte perfetta.
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